La vicenda di un compagno che chiama le cose col suo nome e viene denunciato per diffamazione!

 

 

Il compagno Eros Barone

L’Italia è un paese surreale da qualunque parti  uno lo guardi. Succede che se un cittadino chiami le cose col proprio nome viene accusato e perseguitato dalla giustizia, mentre coloro che ogni giorno rubano alle spalle dei cittadini e dei lavoratori passano impenitenti le maglie della giustizia e continuano imperterriti nelle loro malversazioni quotidiane, beffandosi della legge e della Giustizia. E’ successo ad un compagno, un amico, che per aver definito fascista e razzista un gruppo politico che fa dell’esclusione razziale ed etnica una delle proprie componenti ideologiche  fondanti,  venga denunciato e subisca la lunga ed estenuante tiritera di un processo senza fine. E’ successo al compagno e concittadino genovese, il professore Eros Barone, che, per aver definito, alcuni anni fa, a Varese, pubblicamente, il raggruppamento politico della Lega Nord “fascista”, è stato denunciato e sottoposto a processo che dura tutt’oggi e che, certamente, non ha giovato nessuno e dimostra come, in Italia, sia perseguitata la libertà di espressione e di opinione. Portiamo qui di seguito la sintesi dei fatti che hanno portato il compagno sul banco degli imputati e due articoli che illustrano la vicenda che risulta veramente surreale, se in un’Italia colpita dalla crisi e piena di problemi di corruzione, concussione, attività illecite e mafiose, oltreché del dilagare dell’evasione fiscale,  la Giustizia perde tempo e denaro in denunce, che hanno il sapore di repressione delle libertà dell’individuo e della sua libera espressione.

Vediamo come si sono svolti i fatti. Il 26 Novembre 2006, a Binago, in provincia di Varese, viene ucciso un giovane rom da un vigile comunale che lo aveva sorpreso a rubare. Il neo eletto Segretario Provinciale della Lega Nord di Varese commenta quel grave fatto con la frase: “Uno zingaro di meno!”, suscitando proteste dal mondo cattolico e tra gli intellettuali di sinistra, di cui il nostro compagno Eros Barone fa parte. Eros Barone, che a quel tempo lavora e vive in provincia di Varese, interviene sulla vicenda con un articolo dal titolo “Leghismo e fascismo”, pubblicato sul sito di Varese News, in cui denuncia la deriva fascista del movimento leghista che, in quei giorni, aveva favorito manifestazioni razziste a Varese in favore del vigile urbano incolpato di omicidio del giovane rom. L’11 dicembre 2006 una militante della Lega Nord scrive una lettera, pubblicata su Varese News, in cui respinge le accuse di fascismo e rivendica alla Lega Nord un ruolo di difensore delle genti e del tessuto socio economico delle province del Nord Italia, affermando che la Lega Nord è l’unica forza localista ad opporsi alla globalizzazione che, secondo la scrittrice della lettere, ha dato vita al fenomeno migratorio. La Lega Nord sarebbe quindi l’unica forza popolare che si oppone all’invasione degli immigrati in difesa dei diritti degli aborigeni, di fronte ad una sinistra palesemente disattenta ai nuovi fenomeni negativi della globalizzazione, che da lavoro solo ai più poveri che costano meno e che erode diritti delle popolazioni locali. L’autrice della lettera vede nel fenomeno migratorio uno dei maggiori pericoli per l’identità della cultura del popolo del Nord Italia, del proprio modo di vivere e di pensare. A questa lettere il compagno Eros Barone risponde con un’altra lettera pubblicata su Varese News il giorno seguente dal titolo “Piccoli Hitler”. Ma la replica di Eros Barone non è probabilmente piaciuta ai leghisti che fanno partire contro di lui una denuncia per diffamazione, con la richiesta di un risarcimento di  € 50.000  per danni morali. Noi pensiamo che l’azione intimidatoria promossa nei confronti del compagno Eros Barone faccia parte di una campagna intimidatoria e repressiva tesa a far tacere chi, da anni, si è sempre battuto nel suo ambiente di lavoro, come nella CGIL, per far valere i diritti dei lavoratori e delle classi subalterne con una visione marxista leninista della realtà. Come si è detto da più parti l’azione giudiziaria contro il compagno Eros Barone si configura come una plateale lesione dell’Articolo 21 della nostra Costituzione che afferma che “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”, e non a caso la Lega Nord faceva parte della coalizione berlusconiana che desiderava smontare e stravolgere il dettato costituzionale, che sta troppo stretto all’attuale classe politica dominante, per rifare le regole a proprio vantaggio, introducendo più repressione e togliendo molti diritti che sino ad oggi ha goduto la società italiana. Con questa denuncia dal Dicembre del 2006 Eros Barone è trascinato in un lungo, estenuante processo che sino ad oggi non è venuto a capo di nulla. Per dovere di cronaca di seguito potete leggere il sunto della vicenda scritto dallo stesso compagno Eros Barone nel 2009 e per intero la lettera della militante della Lega Nord, con la quale respinge le accuse di fascismo rivolte da Eros Barone alla Lega Nord, perché chi legge possa farsi un’idea dell’assurda denuncia di cui è stato colpito il nostro compagno. A differenza dei nostri avversari politici, dei nemici giurati del comunismo, noi non abbiamo nessun timore a pubblicare, leggere e dibattere, se è il caso, le loro teorie e i loro interventi, perché crediamo nella maturità di chi ci legge e perché, al di là delle parole, pensiamo che siano solo i fatti che contano e sono la leva che fa scorrere la storia, il resto sono solo considerazioni senza valore, vuote chiacchiere di una casta autoreferenziale, che parla solo per il marketing elettorale e nulla più. Un’ultima precisazione: l’avvocato che difende i querelanti è lo stesso che ha difeso il Comune di Varese di amministrazione leghista nella querela contro Michele Serra, che nella sua rubrica “Satira Preventiva” sul settimanale “L’Espresso” ha collegato la vicenda Malpensa con esponenti della Lega Nord. Come si vede possiamo parlare di un piano giudiziario ben calcolato teso a colpire e intimidire tutti coloro che hanno individuato la vera essenza del movimento leghista e i loro traffici politici e hanno cercato di renderli pubblici.

Vogliamo solo aggiungere che tutti noi, compagni del Circolo Culturale Proletario di Genova siamo solidali con il compagno Eros Barone e speriamo che la vera giustizia faccia il suo corso e venga assolto come logica impone.

 

 

 

 

 

 

 

Una vicenda politico-giudiziaria,

ovvero come la Lega Nord colpisce la libertà di espressione

 

 

   Consentitemi di informarvi su una vicenda politico-giudiziaria che mi vede coinvolto. Gli antefatti risalgono, rispettivamente, al 2005 e al 2006: 1) nel giugno del 2005 la provincia di Varese vede compiersi, a seguito dell’uccisione di un giovane autoctono da parte di un immigrato albanese, prima un tentativo di linciaggio degli immigrati albanesi, messo in opera, con modalità assai simili a quelle che contraddistinguono movimenti razzisti come il Ku Klux Klan, da gruppi organizzati della destra nazifascista e successivamente una manifestazione eversiva inscenata da questi ultimi a Varese: tutto ciò avviene con la copertura e con l’appoggio di militanti ed esponenti della Lega Nord; 2) nel novembre 2006 un vigile urbano, a Binago (provincia di Como), uccide uno zingaro sorpreso a rubare in un’abitazione e la Lega Nord organizza una manifestazione per solidarizzare con il vigile. Questa catena di eventi non solo definisce i contorni inquietanti di un clima che richiama, anche se con altri bersagli e altre vittime, quello dei ‘pogrom’ antiebraici di un passato che purtroppo sembra ‘non passare’, ma trova anche un puntuale riflesso negli interventi ospitati dalla rubrica “Lettere al direttore” del quotidiano “VareseNews. Al centro degli interventi di chi scrive, così come di altri osservatori della realtà del territorio varesino e lombardo, balza agli occhi, con crescente nettezza di riscontri sia socio-politici che ideologico-culturali, il tema, fortemente dibattuto su “VareseNews” e su altri organi di stampa, della natura, dell’identità e del ‘modus operandi’ della Lega Nord. Emergono, in buona sostanza, a giudizio dello scrivente - giudizio confortato e supportato, ad esempio, da A. Bihr, autorevole studioso dei movimenti politici europei di estrema destra, xenofobi e razzisti, nella monumentale ricerca comparativa L’avvenire di un passato[1] -, le coordinate di una formazione politica, la Lega Nord, la natura, l’identità e il ‘modus operandi’ della quale sono riconducibili “ad alcuni caratteri fondamentali della ‘Weltanschauung’ nazifascista”, come lo scrivente afferma ed esemplifica in una lettera del 12 dicembre 2006 in cui analizza e smaschera i presupposti e le conseguenze della logica politica e ideologica sottesa alle posizioni formulate da una militante leghista nella sua lettera dell’11 dicembre 2006: lettera che ha suscitato, non, come sarebbe stato corretto e opportuno, una risposta argomentata espressa magari in una forma critico-polemica vivace, ma una reazione che si è tradotta in una denuncia sul piano legale, denuncia sicuramente ispirata e sostenuta dalla Lega.

 

   La tesi che esposi nel mio intervento sulla Lega Nord era il frutto di un lavoro di inchiesta, di analisi e di riflessione iniziato, in coincidenza con il sorgere e il manifestarsi del movimento politico delle Leghe, a partire dagli anni Novanta del secolo scorso e confluito in articoli e saggi apparsi su varie riviste (senza che mai, nonostante l’identità dei contenuti e del lessico, si fosse manifestata una reazione come quella posta in essere dalla leghista che mi ha denunciato per diffamazione a mezzo stampa). Va detto che l’analisi del fenomeno leghista è articolata e coglie in esso la compresenza, rilevabile anche in altri fenomeni storici similari (dal nazismo al fascismo, dal qualunquismo al poujadismo), di ‘valori’ eterogenei (ad esempio, di derivazione comunitarista, micronazionalista e razzista), laddove è da osservare che la composita ideologia populista su cui si fonda il movimento della Lega Nord è costituita essenzialmente da un amalgama di ‘valori’ liberali e di ‘valori’ fascisti.

 

   In conclusione, anche alla luce di fatti recentissimi (come la proposta della Lega di istituire la segregazione razziale nei mezzi di trasporto), non trovo nulla da modificare, rettificare o emendare, nell’intervento oggetto di denuncia, riguardo alla tesi che ho sostenuto, ispirandomi in primo luogo all’articolo 3 della Costituzione, oltre che praticando correttamente l’articolo 21 della medesima, circa il carattere nazifascista (anche se non solo nazifascista) dell’ideologia e della pratica leghiste. In particolare, ribadisco che la concezione stessa che postula l’esistenza, la differenza e l’identità irriducibili di un mitico ‘popolo padano’, dotato di una “cultura millenaria, magari proprio barbara e celtica” e non assimilabile al resto della nazione italiana, è intrinsecamente fascista e si ritrova pari pari negli assunti sostenuti dalla militante leghista che mi ha denunciato. Per converso, la negazione dell’altro, il considerare lo straniero come un potenziale nemico è il ‘Leitmotiv’ che percorre l’intervento della suddetta signora e ne costituisce l’aspetto più inquietante (si vedano i passi della lettera, questi, sì, meritevoli di incriminazione, in cui questa persona inveisce contro extracomunitari, albanesi, marocchini, islamici, rom “ed ogni altro”; esalta la frase sciagurata e ripugnante con cui il segretario varesino della Lega Nord difese l’operato del vigile di Binago: “Uno zingaro in meno”; rivendica con orgoglio degno di miglior causa la qualifica di “razzista”; ribadisce e reclama, in nome dell’‘identità padana’, non una politica democratica e progressiva di inclusione sociale, ma una politica antidemocratica e discriminatoria di esclusione sociale, protesa a colpire le componenti più deboli ed emarginate presenti nel tessuto civile del nostro paese).

 

   In realtà, su un simile atteggiamento, ad un tempo psicologico e ideologico, frutto certamente del campo di tensioni connesso alla globalizzazione capitalistica, ma anche di una ignobile speculazione politica sui sentimenti di insicurezza, paura e disorientamento della popolazione, Primo Levi aveva già pronunciato, nella Prefazione al suo libro Se questo è un uomo, parole che non possono essere dimenticate da chiunque abbia a cuore i destini dell’uomo in una società democratica, solidale ed egualitaria: «A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che “ogni straniero è nemico”. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano»[2].

  

   Nel delineare questa mia vicenda e nell’inserirla in un quadro più ampio, che è poi quello dell’offensiva reazionaria in corso nel nostro territorio (così come a livello nazionale),  provo a rammentare alcuni dei più recenti episodi, da quelli meno gravi a quelli più gravi: in occasione dei campionati del mondo di ciclismo, l’installazione nella rotonda di Buguggiate (Va) di alcune sagome di ciclisti le cui effigie riproducono i volti dei leader della Lega Nord (Bossi, Maroni, Leoni ecc.), l’imbrattamento con vernice verde di queste sagome compiuto da un giovane avvocato di Milano (successivamente rintracciato e denunciato dalla Digos); l’uccisione di un operaio arabo immigrato a Gerenzano da parte dell’imprenditore (una ‘riedizione’, che purtroppo non ha suscitato la stessa ondata di sdegno che suscitò a suo tempo il caso di Jon Cazaku, operaio rumeno bruciato dal suo ‘datore di lavoro’ a Gallarate negli anni ’90); la provocazione telematica della Lega Nord di Tradate (VA) con il fotomontaggio, apparso sul sito web di tale organizzazione, che associa il simbolo delle Br al simbolo della Cgil; la denuncia che ha colpito Elio Giacometti, segretario provinciale del PdCI, per corteo non autorizzato in occasione della manifestazione sindacale contro la Gelmini, svoltasi a Gallarate lo scorso 27 ottobre, e il conseguente processo fissato per il 28 maggio p.v.; da ultimo, la denuncia contro Michele Serra, scrittore e giornalista de “l’Espresso”, per la sua “Satira preventiva” sul Comune di Varese e su Malpensa: una denuncia che è stata promossa su mandato della Lega e per opera dello stesso avvocato che patrocina contro di me la causa della persona che mi ha denunciato.

 

   Si tratta di un quadro che, pur essendo limitato al nostro territorio, conferma quell’azione sistematica di ‘incitamento all’odio razziale’ (per usare l’espressione del procuratore della repubblica di Verona, dott. Papalia) che la Lega Nord, in quanto partito razzista di massa, svolge operando al fine di alimentare la islamofobia e la rumenofobia, nonché diffondere atteggiamenti e comportamenti razzisti, xenofobi e mixofobi.

 

   A quanto finora esposto è da aggiungere, anche se risale a qualche anno fa, la denuncia di Previti nei confronti dello scrittore Franco Cordelli per il suo romanzo “Il duca di Mantova”, incentrato su Berlusconi e sul suo ‘entourage’. Come stanno a dimostrare gli attacchi giudiziari contro gli scrittori Franco Cordelli e Antonio Tabucchi (anche lui fortemente impegnato nel denunciare la corruzione e la violenza, non solo simbolica, della forma più putrescente del regime capitalistico, rappresentata dal blocco berlusconiano e leghista), la legge, che dovrebbe servire a proteggere i deboli dalla oppressione e dalle sopraffazioni del potere, viene oggi usata, grazie al mutamento dei rapporti di forza tra le classi che si è verificato, come strumento di intimidazione e sopraffazione verso i deboli: in altri termini, è diventata la veste giuridica del potere proprietario, della sua affermazione autoritaria, della sua coazione di classe e della sua repressione economica.

 

   E' dunque necessaria e urgente, a mio avviso, per contrastare l'offensiva reazionaria in corso, la costituzione di un Comitato contro la repressione che preveda sia la creazione di un 'pool' di avvocati democratici che fornisca un supporto tecnico per la difesa legale di coloro che vengono colpiti da denunce per diffamazione il cui scopo è quello di intimidire scientemente oppositori e critici dell’attuale blocco di potere governativo e padronale, sia un osservatorio nazionale sui casi che si stanno verificando nelle varie regioni, sia, più in generale, l’indizione di una campagna nazionale, da articolare a livello regionale e territoriale, per la difesa delle libertà democratiche e costituzionali, nonché contro l’attacco alla libertà di pensiero, di espressione e di critica.

 

   Le forze di opposizione e i sindacati confederali dovrebbero farsene carico, così come la stessa stampa democratica e progressista. In questo momento l’anello debole che la destra ha (con intelligenza) individuato è questo, ed è qui che, come forze di opposizione e organizzazioni democratiche dei lavoratori, dobbiamo concentrare le forze per difenderci, opporci e contrattaccare.

 

 

Eros Barone

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gallarate, 25 maggio 2009.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LETTERE AL DIRETTORE

 

La Lega non è etichettabile


Egregio direttore,
sono una ragazza che vota Lega Nord ed ho letto negli ultimi giorni, da questa ed altre rubriche del Suo quotidiano, un affannarsi continuo a tacciare la Lega di fascismo, razzismo, nazifascismo.. prendendo a pretesto la manifestazione organizzata per solidarizzare con il vigile che ha sparato al delinquente di Binago.
Francamente mi sembra un modo di liquidare, un tentativo di catalogare e screditare in modo superficiale e semplicistico l'ideologia che muove il popolo della Lega e di gran parte della Padania, messo in atto da chi non capisce, non vuole capire o non si è preso la briga di approfondire l'argomento, e parla per stereotipi nel tentativo di banalizzare o demonizzare un movimento che sviluppa e porta avanti ragioni ed ideali non uniformati al pensiero "globalizzato" della maggioranza, della convenienza politica e degli interessi di una certa parte dell'economia e della finanza.
E allora viene banalmente definito "razzismo", ogni occasione in cui la Lega si preoccupa di preservare, difendere, sostenere il "nostro" territorio, la "nostra" gente, la "nostra" economia. Un concetto ed una rivendicazione non allineata al pensiero post comunista dominante in cui si tenta di fare coincidere l'idea di progresso e di sviluppo con la "globalizzazione", intesa come uniformizzazione del pianeta ad un unico modello economico, sociale, culturale, in cui l'identità, la storia, le radici, le tradizioni, la cultura dei popoli sono azzerati, per darsi una nuova identità che in realtà non esiste, in cui ogni religione, valore, usanza, struttura di pensiero che arrivi da fuori, deve essere subita e fatta propria in nome di una falsa integrazione. Questo non è aprirsi agli altri, non è scambiare conoscenze, non è integrarsi. In realtà il modello propinato non è altro che un genuflettersi ed accettare, subire e prostrarsi senza fiatare, lasciando che della nostra cultura millenaria, magari proprio barbara o celtica, non resti nulla.
L'idea di valorizzare le realtà locali, la specificità di produzioni territorali minori, tutelare l'imprenditorialità locale, le produzioni, il know how regionalistico, la specializzazione manifatturiera, ma anche la capacità di innovazione tecnologica dei padani, la tutela del localismo in genere, nella convinzione che l'uniformare tutto non sia il modo esatto per vincere la sfida economica che ci attende, viene liquidato come anacronisico protezionismo, arcaico provincialismo, isolazionismo, volontà di erigere barriere.
Quando la Lega parla di sicurezza, della necessità di proteggere e garantire la "nostra" gente, il popolo onesto che si alza ogni mattina e va al lavoro, produce ricchezza e consente a questo stato di campare, da una crescente delinquenza quotidiana che viola le case, l'intimità delle persone oneste, dicono che vuole instaurare un sistema da far west. Che sistema è, quello in cui rispettati e pacifici cittadini vengono sequestrati, picchiati, derubati nelle proprie case da bande di extracomunitari, magari irregolari? Che sistema è quello in cui le donne vengono aggredite e violentate nelle vie delle nostre città da marocchini illegalmente presenti sul nostro territorio? Che sistema è quello in cui islamici, rom ed ogni altro .. si sentono di potere pretendere di fare quello che vogliono, intimandoci di azzerare la nostra cultura e di adeguarci, seppure indegnamente alla loro? Che sistema è quello in cui un delinquente, un terrorista, un violento, ha sempre mille attenuanti, scappatoie, sconti di pena, indulti, amnistie, e comunque viene sempre agevolato, mentre un carabiniere, un poliziotto, o un vigile che nel tentativo di fermare un delinquente , anche per errore lo uccide, è sempre messo sotto accusa e sottoposto ad una gogna mediatica, peggio di qualunque stragista?
Tutto quel buonismo ipocrita che fa proliferare la delinquenza nelle nostre città sparlando di accoglimento di chiunque, di voto agli immigrati, di attribuzione di diritti anche fondamentali come la cittadinanza, regalati e svenduti per poco, che parla di sicurezza, ma che è sempre pronto a scagliarsi contro le forze dell'ordine, o il privato che cerca di difendersi dalle aggressioni subite, ha stufato.
Il problema della sicurezza, noi cittadini del nord, nelle nostre città invase da extracomunitari nord africani, rom, albanesi o altro, lo sentiamo e molto.
Bene ha fatto il nostro segretario provinciale, nella manifestazione organizzata per solidarietà al vigile di Binago, a dire un "basta" forte e chiaro. Le parole "Uno zingaro in meno", significavano un delinquente in meno. Può sembrare cinico, ma è la traduzione in chiaro di quello che tantissimi sentono, che magari non dicono per perbenismo, ma è così. Erano un modo forte per affermare che è ora di finirla di dare ogni volta la croce addosso a chi tutela l'ordine pubblico, e di difendere a spada tratta e giustificare in ogni modo i criminali.
La Lega non è razzista, non è fascista, non è nazista. Queste sono infamie gratuite per non far vedere, per gettare fumo negli occhi, discredito, nel tentativo di celare se possibile, il vero progetto politico del nostro movimento. Progetto che è innanzitutto la rivendicazione, la valorizzazione dell'identità delle nostre popolazioni, lo sviluppo e la valorizzazione dei nostri territori, della cultura, dell'economia. La realizzazione di infrastrutture, di sinergie economiche, finanziarie, politiche e progettuali tra popolazioni vicine ed omogenee come quelle della Regio Insubrica, reti di servizi, e culturali per dare impulso non solo all'economia, ma anche al senso di appartenenza ad un contesto in cui ci riconosciamo. Il progetto di autonomia delle Regioni, il federalismo fiscale, non sono arcaiche misure protezionistiche avanzate da barbari, sono invece il punto di partenza necessario per consentire il tempestivo e puntuale sviluppo dei nostri territori, progettato e realizzato dai governi locali che conoscendo profondamente le singole realtà sono in grado di ottimizzare le risorse ed individuare e realizzare quello che realmente serve: strade, università, ferrovie, case, ecc.. per rendere il territorio, le imprese, le persone, in una parola le realtà locali, in grado di competere nell'economia mondiale, senza esserne schiacciati, azzerati. Altro che destra barbarica, nazifascismo e quant'altro. Se non si realizza alla svelta il progetto della Lega, saremo sì riportati ai tempi dei barbari, e le nostre genti saranno messe sotto il giogo di fondamentalisti islamici proprietari delle fonti energetiche, o altro.., ma peggio ancora, non sapremo più chi siamo e non sapremo per cosa lottare perchè non avremo più un'identità.
La lobotomia che una certa parte della sinistra vuole fare ai padani, noi la rifiutiamo e la combattiamo con ogni mezzo in ogni occasione. Sappiamo che molti la pensano come noi. E se razzista vuol dire riconoscersi in un popolo, in certe tradizioni, in certe origini, valorizzare la propria storia, diffonderne la cultura, la coscienza civile, la propria identità, allora vadano pure avanti a dire che siamo razzisti, lo prenderemo come un complimento! Si riempiono la bocca di paroloni come "democrazia", ma come si realizza la democrazia senza la libertà di essere se stessi? Di uscire in sicurezza, di avere una casa, un lavoro, di professare liberamente il proprio credo, di rivendicare in assoluta tranquillità chi siamo, di poterci spostare su strade moderne, di avere infrastrutture adeguate, città funzionali, di vedere valorizzato il nostro territorio? Se non possiamo fare una vignetta satirica senza essere minacciati, se non possiamo esprimere la nostra opinione senza vederci censurati, accusati di ogni cosa, se non possiamo uscire di casa senza essere aggrediti, rapinati, derubati.. se non si possono ricontare le schede elettorali, se ogni organo politico è aoccupato e monopolizzato da una parte, se i sindacati di una certa appartenenza operano in regime di monopolio garantito per diritto di nascita e sono gli unici ad essere interpellati, se i soldi vengono sempre presi ad una parte della popolazione e dati sempre ad altri, senza che i primi ne abbiano di ritorno neanche il minimo necessario, se alcune regioni mantengono l'Italia per poi non potersi nemmeno costruire un'autostrada o tenere un'aeroporto, se non possiamo più accedere alle case popolari costruite con i nostri soldi perchè c'è sempre qualche extracomunitario che è in graduatoria prima di noi, ma di che democrazia stiamo parlando? Quella in cui altri comandano e noi possiamo dire sempre e solo sì?
Siamo stufi di sentirci arringare su quello che dobbiamo dire, fare, pensare per essere politicamente corretti ed accettati da una schiera di politici e pseudo intellettuali di sinistra, che giudicano e criticano come se fossimo il solito branco di pecore, ai quali loro sono solitamente abituati a rivolgersi.
Siamo stufi di subire l'arroganza di chi non accetta il confronto con chi, come la Lega, porta avanti un progetto diverso, ma cerca solo con ogni mezzo di chiuderci la bocca.
Noi siamo prima di tutto identitari e portiamo avanti a testa alta il nostro progetto di autodereminazione, di autonomia territoriale, di federalismo fiscale, a beneficio del nostro popolo, della nostra gente. Non è continuando a dirci razzisti e fascisti che ci faranno desistere.
Forse, prima di criticare tanto noi, sarebbe meglio che guardassero da altre parti, magari all'interno di certe frange dell'Unione, dove l'inneggiare al terrorismo ed altre rivendicazioni ed episodi di violenza, sono ben più preoccupanti.
Ringrazio per lo spazio concessomi.

Lunedi 11 Dicembre 2006
Vanessa Prat

 

 

 

 



[1] Bihr, A., L’avvenire di un passato. L’estrema destra in Europa: il caso del Fronte Nazionale Francese, BFS/Jaca Book, Pisa-Milano 1997.

[2] Levi, P., Se questo è un uomo – La tregua, Einaudi Tascabili, Torino 1989, p. 9.